Ansia e attacchi di panico, cosa sono e come intervenire

Articolo di Diego De Luca, Psicologo Napoli, psicoterapia ansia Vomero.

L’ansia, sembra quasi scontato dirlo, è un’emozione, come la rabbia, la gioia, la tristezza, la paura, ecc. Come tutte le emozioni non possiamo eliminarla, anche se spesso è spiacevole, dobbiamo imparare ad accettarla, conviverci e cercare di tenerla sotto controllo quando possibile.
L’ansia spesso spaventa perché si manifesta con sintomi fisici anche intensi (tachicardia, senso di soffocamento, nausea, vomito, diarrea, tremori, vertigini, testa vuota, capogiri, sensazione di assenza, ecc). Se ci riflettiamo un attimo, tutte le emozioni, anche la gioia o la rabbia, si esprimono sul piano fisico, solo che di queste non ce ne preoccupiamo.
Ecco che quindi, nel mantenimento dell’ansia gioca un ruolo fondamentale il nostro pensiero, le nostre interpretazioni catastrofiche di questi sintomi (sto impazzendo, è un infarto, sto svenendo, farò una figuraccia, mi sta venendo un ictus, ecc) spesso spaventosi, e i comportamenti che mettiamo in atto per proteggerci o rassicurarci (assumere farmaci, non andare più in certi posti, non uscire da soli, non prendere il bus, ecc).
Spesso poi ci mettiamo in ascolto del nostro corpo, controlliamo se è tutto a posto, se il cuore batte bene, se la testa gira, se abbiamo la nausea, ecc. Purtroppo, quanto più ci concentriamo sui sintomi o sui segnali del nostro corpo, tanto più essi si amplificano. Alla lunga, tutto questo rafforza la paura e l’ansia si cronicizza, crediamo di proteggere noi stessi ma in realtà rafforziamo l’ansia. Così facendo poi togliamo fiducia a noi stessi e alle nostre capacità autonome di reagire.
L’ansia è un’emozione che anticamente serviva ai nostri antenati preistorici a proteggerli dai pericoli, a stare attenti ogni volta che uscivano dalla grotta ed eventualmente prepararsi a combattere o a scappare se attaccati da nemici o predatori.
Insomma, è come se oggi avessimo un sistema di allarme dentro di noi sempre attivo che scatta spesso ma senza un motivo preciso, non abbiamo più predatori, non abbiamo più tribù rivali, ma questo, il nostro cervello più antico non lo sa. Alcune persone, in seguito a periodi di forte stress, per temperamento, per altri motivi legati ad esperienze di vita o di apprendimento, hanno un allarme molto sensibile, che scatta facilmente anche senza un motivo apparente (in realtà c’è sempre un motivo che scatena una crisi d’ansia o un attacco di panico anche se la persona non se ne rende conto).
Queste reazioni molto intense coinvolgono il corpo perché il messaggio che arriva dal cervello più antico è quello di SCAPPARE o COMBATTERE, il cervello ci dice di proteggerci.

Quindi, in effetti accade quanto segue: ci troviamo in una situazione o pensiamo qualcosa che ci appare come minaccioso, proviamo ansia, arrivano i sintomi fisici, li interpretiamo come qualcosa di preoccupante (invece sono perfettamente normali), li vediamo come un problema di salute serio, questo ci provoca ansia maggiore che ovviamente fa accrescere i sintomi fisici e così via.
Il circolo vizioso si alimenta e spesso sfocia in un vero e proprio attacco di panico. L’amigdala ci dice che quella situazione iniziale era pericolosa (ad esempio un cane) poi, qualche millisecondo dopo, la corteccia ci dice che non vi è nulla da temere (ci dice che il cane scodinzola e affettuoso) ma tuttavia i sintomi non se ne vanno subito, perché l’allarme è già suonato, la risposta SCAPPA o COMBATTI è innescata e quindi il corpo è tutto attivato con i sintomi che ho descritto sopra. E infatti, dopo, noi ci preoccupiamo dei sintomi, ci chiediamo: cosa sta succedendo? Perché non se ne vanno? Non è che sto impazzendo? Ecc.
Purtroppo una volta che il corpo si è attivato necessita di qualche minuto per acquietarsi, quei minuti però possono diventare ore se continuiamo ad agitarci e a preoccuparci. Spesso si corre al Pronto Soccorso, e solo quando il medico ci rassicura e ci dice che non è un infarto si ritrova la calma. Tutto questo per degli errori automatici di valutazione.

Nel trattamento per l’ansia e gli attacchi di panico, si lavora su cinque aspetti (almeno questo è il mo iter):
1) Le emozioni, imparando a viversele anche se spiacevoli. “Guarda in faccia la paura e questa cesserà di turbarti” (Sri Yukteswar).
2) I pensieri e le interpretazioni catastrofiche, riconoscerle e modificarle, allenandosi a fare questo.
3) Il riconoscimento e la familiarizzazione con i sintomi fisiologici.
4) La modifica di comportamenti evitanti e protettivi non utili, sostituendoli con comportamenti funzionali e rafforzativi.
5) L’apprendimento di tecniche di respirazione e di rilassamento che contribuisco a ridurre l’attivazione eccessiva dell’organismo.
6) comprendere le cause simboliche alla base delle ansie, motivi relazionali, di stile di vita e persona che sottendono alla necessità dell’esistenza delle ansie in noi

Prima di tutto questo è necessaria però un’attentissima valutazione, che inquadri le caratteristiche del problema ma che tenga conto della specificità della singola persona. Ogni soggetto ha una sua struttura di personalità unica, le proprie esperienze e i propri vissuti, è indispensabile tenere conto di questo per poter agire in modo proficuo. Sono necessarie inoltre tanta pazienza, motivazione e fiducia, sia nel clinico ma soprattutto in se stessi.

se vuoi affrontare questa problematica personale contatta il Dotto Diego De Luca, psicologo Quarto e psicologo, psicoterapeuta a20150410_depressione-1

imagesdepressione e ansia a napoli Napoli

About The Author

0 Comments

Leave A Reply

You must be logged in to post a comment.